La Cgil ha inviato questa mattina una missiva al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso in cui esprime "alcune criticità e proposte rispetto al piano di riorganizzazione di Eni, già avanzate durante il confronto svoltosi presso il Ministero, con particolare riferimento al settore della chimica di base e alle conseguenze economiche e occupazionali per i territori coinvolti". Come scrive il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo nella lettera, il protocollo di trasformazione dell'Eni "non è compatibile" con le posizioni contenute nel ‘libro verde’ sulle politiche industriali e nel 'non paper' sottoscritto dal Ministro con altri paesi europei, documenti che "per la Cgil rappresentano il corretto posizionamento che il nostro Paese deve assumere". Per questo, come definito in chiusura dell'incontro tenutosi al Mimit lo scorso 10 marzo, la Confederazione propone tre modifiche al protocollo.
In primis, per quanto riguarda l'impianto di cracking di Brindisi, si considera "errata e potenzialmente dannosa per l'intera filiera produttiva" la decisione di metterlo in conservazione, e si chiede di mantenerlo in produzione, "anche valutando la ricerca di operatori del settore interessati a ampliare la loro produzione di etilene in Italia". Per garantire la continuità e il rilancio della chimica di base, si chiede poi di "procedere con gli investimenti, annunciati in diversi piani industriali e mai realizzati, per le aree strategiche del cosiddetto 'quadrilatero padano' (Ravenna, Ferrara, Mantova e Porto Marghera)" e "il completamento degli investimenti su Porto Torres". Infine, la Cgil considera indispensabili "garanzie occupazionali per l'indotto, in particolare nell'area di Priolo e Brindisi".
La lettera si conclude con l'augurio della ripresa di un "confronto costruttivo volto a individuare soluzioni che salvaguardino il settore chimico e il tessuto economico-produttivo delle aree interessate".
Insieme alle Cgil regionali di Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto, la Cgil nazionale ha scritto anche ai Presidenti delle Regioni coinvolte nella vertenza - che, ad eccezione del Presidente lombardo Fontana, non hanno firmato il protocollo - per renderli consapevoli delle conseguenze che si determineranno se la decisione di Eni sarà resa operante, e per invitarli a "lavorare congiuntamente per modificare il piano aziendale a garanzia degli interessi generali del nostro Paese e dei singoli territori".
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